Mini eolico: gli operatori chiedono una proroga per gli impianti da allacciare

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Oltre 200 impianti mini eolici che hanno già richiesto la connessione avranno una
riduzione del 30% degli incentivi perché non allacciati entro il 29 giugno. Investimenti per
60-70 milioni di euro. Un appello dell’associazione di categoria CPEM al ministro dello
Sviluppo Economico Carlo Calenda.
Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, molti piccoli impianti a fonti rinnovabili, soprattutto mini eolici,
dovranno subire una decurtazione delle tariffe incentivanti perché non sono stati allacciati alle rete
elettrica entro il 29 giugno, nonostante ne abbiano fatto richiesta e siano con le carte in regola per essere
connessi. Per il mini eolico con taglie tra 20 e 60 kW la tariffa subirà un taglio del 30%, passando da 268 a
190 €/MWh, così come previsto dal DM 23 giugno 2016. L’argomento era stato affrontato anche in una
interrogazione parlamentare che però non ha avuto una risposta adeguata da parte del governo.
Dagli operatori arriva una richiesta di proroga di sei mesi, visto che all’origine di questi ritardi nella
connessione ci sono i tempi lunghi del gestore di rete, Enel Distribuzione in particolare, a valle, va detto, di
iter autorizzativi (in PAS), tutt’altro che semplificati con le pubbliche amministrazioni. Poiché, almeno per
quel riguarda il mini eolico, stiamo parlando di oltre 200 impianti coinvolti in questa “decurtazione” della
tariffa incentivante, possiamo stimare un giro d’affari di almeno 60-70 milioni di euro. In definitiva, a parità
di potenza della turbina con questo nuova tariffa si avrebbe un allungamento del tempo di ritorno
dell’investimento per un impianto eolico, ad esempio da 60 kW, di oltre il 40%.
Alcuni operatori si sono tutelati di fronte a questa riduzione dell’incentivo, installando sulle stesse
macchine rotori molto più grandi, anche del 20-30%, in grado di aumentare l’area spazzata e, dunque, con
una maggiore producibilità a bassi regimi dei venti. Con rotori più grandi diventano turbine più adatte alla
nuova tariffa incentivante entrata in vigore dal 1 luglio 2017. Si tratta dunque di macchine che raggiungono
rapidamente la loro potenza nominale, con pale da 15 m2 ed un’area spazzata di 600 mq o addirittura di
800. Ricordiamo che la normativa tecnica internazionale definisce piccole turbine eoliche quelle con
un’area spazzata massima di 200 mq (EC 61400-2 – small turbine).
Questa soluzione, non applicata tuttavia da tutti gli operatori, era stata prospettata al Ministero dello
Sviluppo Economico fin dalla definizione della bassa tariffa nel DM di anno fa. Il MISE non ha però voluto
indicare alcun standard per le piccole turbine, come accade in altri paesi europei, ad esempio fissando un
diametro massimo per macchine di questo tipo.
Questa strategia impiantisca ha due ordini di impatti: uno di natura paesaggistica o visiva, con mini turbine
che assomigliano in dimensioni sempre di più a quelle commerciali di media taglia, e una di natura più
tecnica. Rispetto a quest’ultimo aspetto, essendo macchine che per aerodinamicità sono assimilabili a
quelle da 200-300 kW di potenza, ma dal punto di vista elettrico restano con un valore nominale di 60 kW,
possono essere oggetto di maggiore usura nei componenti. Peraltro con questa tipologia di turbine
andrebbero utilizzati siti idonei per ventosità che non sempre sono facili da individuare. Quindi non è detto
che questa soluzione porterà alla fine reali benefici ai proprietari di questi impianti.
Oggi, il CPEM, l’associazione che raccoglie i principali operatori del mini eolico, ha inviato una lettera (vedi
sotto) al ministro del MiSE Carlo Calenda e al capo gabinetto Giovanni Orsini per rappresentare la gravità
della situazione. Il presidente di CPEM, Carlo Buonfrate, sentito da QualEnergia.it si chiede perché un
settore che, tra i pochi in Italia, sviluppa tecnologie anche nazionali, sia così poco considerato dal governo.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, dal canto suo conferma, come abbiamo scritto di recente su
QualEnergia.it, che un’eventuale proroga dovrebbe essere oggetto di un apposito decreto (secondo la
risposta del MISE da sottoporre alla Commissione Europea).
Vedremo come verrà gestita questa situazione, in attesa anche del nuovo decreto sulle rinnovabili non FV
che dovrà entrare in vigore dal 1 gennaio 2018 e di cui forse potremmo vedere una bozza non prima di fine
settembre o nella prima parte di ottobre.

Lettera al Ministro Calenda

 

Calenda

Proroga Impianti 2017

 

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