FER 2018 -2020

Considerazioni generali Il CPEM vede con favore la proposta del nuovo decreto per la promozione delle Fonti Energetiche Rinnovabili, in quanto viene a colmare un vuoto normativo che ha creato una pericolosa situazione di stallo nel mercato delle rinnovabili e soprattutto in quello degli aerogeneratori di piccola taglia, le cui installazioni si sono interrotte allo scadere dei termini del precedente decreto, con grave pregiudizio per il mantenimento di una filiera produttiva nazionale nata e sviluppatasi grazie alle politiche favorevoli degli anni precedenti. Purtroppo il testo proposto rimane sostanzialmente allineato con quello elaborato dal Governo precedente e quindi rappresenta una forte discontinuità rispetto all’indirizzo seguito dalla normativa previgente, in particolare per il settore rappresentato dal CPEM in quanto:

  • Ammette il fotovoltaico al contingente di 5,8 mld€ di incentivi, precedentemente riservato alle FER diverse dal fotovoltaico, senza che tale tecnologia abbia sviluppato una filiera produttiva nazionale.
  • Mette in competizione, con il meccanismo di contingenti comuni per i registri con accesso mediante offerta al ribasso, eolico e fotovoltaico. Cancella gli scaglioni di potenza inferiori per l’eolico (20 kW e 60 kW) introducendo il nuovo scaglione di 100kW al di sotto del quale la tariffa è indifferenziata.
  • Esclude ogni possibilità di accesso diretto agli incentivi per i piccoli impianti.
  • Cambia i criteri di priorità per l’accesso ai registri a favore dei grandi impianti/aggregati.

Il testo proposto, in generale, porta la regolamentazione nazionale ben oltre gli indirizzi delle Linee Guida EU sugli aiuti di Stato, prevedendo l’estensione delle procedure competitive a tutti gli impianti di qualsiasi dimensione e anche di tecnologie diverse, presumendo che questi siano caratterizzati da costi di produzione analoghi. Purtroppo tale impostazione non consente di tutelare adeguatamente gli impianti di piccola taglia come già riconosciuto implicitamente anche dal legislatore europeo che aveva infatti escluso gli impianti di potenza minore di 1MW dalla partecipazione a procedure competitive. Dal momento che sono proprio i piccoli impianti di proprietà di privati e piccole aziende a dare il maggior contributo alla generazione distribuita e democratica di energia, questi dovrebbero essere tutelati prevedendo meccanismi di accesso facilitato con tariffe adeguate alla taglia dell’impianto.

Soprattutto il minieolico dovrebbe continuare a beneficiare di tariffe analoghe a quelle previste dal precedente decreto per l’accesso diretto, senza il vincolo di procedure competitive, per poter dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi della SEN.

Visto il ritardo con cui il decreto sarà emanato rispetto alla scadenza del precedente, il termine del 2020 appare ormai troppo ravvicinato per permettere una pianificazione degli investimenti. Sarebbe auspicabile un periodo di almeno tre anni per permettere una adeguata pianificazione industriale per sviluppi ed investimenti.

Si segnala altresì una incongruità nella applicazione dell’art.24 comma 2 del decreto 23 giugno 2016, che potrebbe essere risolta con l’emendamento riportato in allegato. Scarica l’articolo completo, cliccando sull’icona sotto

Osservazioni decreto

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